Cultura salentina

Hegel e la pandemia

di Dino Licci

Hegel raffigurato in un ritratto del 1831 di Jakob Schlesinger (da Wikipedia)

Ogni volta che ho dovuto definire biologicamente l’uomo, io ho usato questa frase: L’uomo è “l’animale che sa di dover morire” che praticamente significa che egli ha acquisito la capacità di astrazione che potremmo anche chiamare coscienza di sé.
Questo principio prettamente biologico cominciò a formularsi fin dal sesto secolo a.C. quando i presocratici si posero le prime domande di carattere escatologico e cercavano l’archè cioè il principio vitale da cui tutto scaturisce.
Nel corso dei secoli, diversi filosofi continuarono per questa strada ponendo l’uomo come soggetto della ricerca e affermando che la coscienza era insita aprioristicamente nell’umanità. Cartesio col “cogito ergo sum”ribadiva questo concetto, come pure Hume anche se quest’ultimo ascriveva ai nostri sensi questa nostra prerogativa. Come sappiamo, Kant appianò nella “Ragion pura”la “vexata quaestio” tra razionalismo ed empirismo, ma fu Hegel il vero rivoluzionario che apportò un concetto di autocoscienza completamente nuovo:

Hegel e lo specchio

Questo filosofo tedesco cominciò a osservare gli oggetti come se potessero essere manipolati a piacere dall’uomo. Guardando, per esempio una mela, l’uomo poteva vederla, soppesarla, odorarla, toccarla con tutti i suoi sensi per poi decidere, attraverso la sua ragione, che poteva essere mangiata in perfetto accordo con i filosofi che lo avevano preceduto. Ma quando, invece che una mela, Hegel cominciò ad osservare un altro essere umano, egli capì che non era solo soggetto ma anche oggetto della stessa osservazione da parte di un terzo individuo che disponeva delle sue stesse prerogative e ambizioni.

Fu questo il momento in cui cominciò a guardarsi nello specchio con maggiore attenzione e oggettività e fu questo il momento in cui l’antropocentrismo con la sua innata superbia, subì un altro duro colpo proprio come sta accadendo adesso a tutta l’umanità con una pandemia che lo sta decimando ma contemporaneamente ridimensionando e migliorando.
L’uomo matura solo nel momento in cui si guarda attentamente nello specchio, senza ipocrisie e vanagloria. ed è solo in quel momento che matura e, quando matura, comincia a prendere veramente coscienza di sé come un “progetto gettato”, come lo definirà Heidegger, che deve lottare, come tutte le altre creature per sopravvivere e che comunque sta percorrendo una strada che lo condurrà inesorabilmente verso la sua stessa fine! Dino Licci

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