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Il dottor Babbarabbà, gli òrapi e altri misteri ciociari
“Per trovarmi in un luogo comune non ho necessità di viaggiare e nemmeno di muovermi: ci arrivo in un istante montando sull’astronave della mia stupidità” (Il dottor Babbarabbà, “Minestrone con carrube”, Proemio, luglio 2014)

Opera di De Candia

Edoardo De Candia: Olio su tela

Il viaggio in Ciociaria volge al termine, ma ritroviamo il dottor Babbarabbà con il suo fido amico Lucio tutti impegnati nell’impegnativa visita del misterioso e tetro castello-fortezza di Fumone.
Dopo la faticosa inerpicata e la visita degli spettacolari giardini pensili, si apprestano a visitare gli angusti locali del misterioso castello. Continua a leggere »

Melancolìa

Biagio Magliani: Ulivo

Biagio Magliani: Ulivo

di Lara D’Amore

Suoni lontani
Di sincopate danze
Infrangono il corso
Dei miei pensieri neri. Continua a leggere »

di Riccardo Viganò

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Il rapporto tra archeologia, ricerca storica e devozione popolare è un tema di grande complessità ed ampiezza; una storia che si può “apprendere”  attraverso lo studio di alcuni oggetti con connotati di senso religioso. Ne sono esempio le medagliette devozionali note come li spiragghie o i santini che ben rappresentano  una testimonianza della quotidianità del culto. Tali tracce si possono rinvenire, quasi con quotidiana frequenza, nelle nostre campagne, negli scavi edili o nelle vicinanze di complessi cimiteriali civili ed ecclesiastici, sia post-medioevali che moderni, e addirittura nei cassetti dei nonni.  Queste tracce forniscono l’opportunità di studiare in modo sistematico le credenze, le devozioni e i pellegrinaggi di una comunità ad esse legati.

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Cenerentola

di Titti De Simeis

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Se c’era una volta, vi assicuro, c’è ancora.

Nell’ideale recondito e deprimente di tanti uomini. Molti dei quali pronti a firmare petizioni contro il maschilismo e a dichiararsi sostenitori della parità dei diritti.

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Friedrich Nietzsche

Ritratto di Friedrich Nietzsche: Una delle cinque fotografie scattate da fotografo Gustav Schultze, Naumburg, agli inizi di settembre del 1882.

Per poter gustare appieno il poema sinfonico di Strauss “Così parlò Zarathustra” bisogna  rifarsi  al testo omonimo scritto da Nietzsche intorno all’anno 1884, testo definito dallo stesso filosofo “un libro per tutti e per nessuno”. Un libro per tutti perché, fuori da ogni tecnicismo, l’autore cerca di spiegare il suo pensiero con un linguaggio semplice ed immediato, un libro per nessuno perché pieno di enigmi e profezie che sovvertono tutti i valori  del suo tempo. Nietzsche, consapevole di ciò, in una sua lettera si esprime così:

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Tempo

di Lara Damore

© Giuseppe Diso: “Prima fioritura” (olio su tela, cm 100×80, anno 2010)

Sfiorano la pelle
Puoi vederli appena..
Portano con sé
Sentimenti inutili Continua a leggere »

Perdono

bimba

Per i

tuoi occhi

s’inchini il cielo. Continua a leggere »

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