10 febbraio 2010 di Vincenzo D'Aurelio

Badisco, Grotta dei Cervi: Divinità danzante
La figura del serpente, quale elemento caratterizzante l’aspetto positivo o negativo del genere umano, è particolarmente diffuso nelle religioni di ogni luogo e tempo. La capacità di questa figura di incarnare l’aspetto duale del mondo, che è alla base del concetto secondo cui “Dio nel mondo si esprime sempre in due forme opposte”, ha trovato nell’animale l’elemento per caratterizzare il peccato ma, non meno spesso, anche l’elemento positivo legato, ad esempio, ai culti della fertilità.
Per certo la paura del serpente nell’uomo è atavica e in particolare quella del suo morso. Continua a leggere
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9 febbraio 2010 di Barbara Baldassarre
C’erano le macàre una volta.

Pagghiara salentina (ph. Gianfranco Budano)
E la gente si proteggeva seguendo le indicazioni tramandate da generazioni di saggezza popolare. Usando le erbe cacciastreghe (un rametto di iperico sotto la camicia, oppure rami di ulivo, rosmarino, lauro ginepro e noce intrecciati dietro le porte e finestre di casa).
Mettendo un ferro di cavallo, delle forbici aperte o delle falci sulla porta di casa o intorno alle culle dei bambini. Oppure, sapendo che i loro poteri avevano effetto solo di notte, lasciavano un barattolo con del sale o una scopa di saggìna capovolta davanti all’uscio di casa. Le macàre si sarebbero sicuramente fermate a contare i grani di sale o i fili della scopa, impiegando per questo tutta la notte. Continua a leggere
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8 febbraio 2010 di Barbara Baldassarre
C’erano una volta le macàre.

Il campanile di Soleto in una antica litografia
Temute e rispettate allo stesso tempo. Indovine, operatrici magiche in grado di gettare il malocchio (mal’uecchiu, ‘nfascinu, spascianu) o di liberare dallo stesso, abili nel fare filtri, pozioni, unguenti, incantesimi e fatture (macarìe) per far tornare l’amore in un innamorato, un fidanzato, un marito, più crudelmente per uccidere, rubare o scambiare bambini, o semplicemente per mandare via i folletti (scazzamurieddhri o lauri) che infestavano le case.
Un tempo si faceva ricorso a loro anche per curare malattie o riparare lussazioni e distorsioni secondo rituali e formule le cui origini si perdono nella millenaria tradizione folkloristica salentina. Continua a leggere
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5 febbraio 2010 di Agnese Bascià

La maglia (Pasquale Urso - Acquaforte)
Un ricordo e un po’ di malinconia: domenica mattina sveglia presto, bisogna andare a Castrignano del Capo, un minuscolo centro nel tacco d’Italia, l’ultimo prima del più noto Finibus Terrae, Leuca.
Un piccolo lungo viaggio, 80 chilometri circa di contrade e paesi, per arrivare all’ora di pranzo: la macchina non ha aria condizionata in questo flashback anni Ottanta, e la distanza cresce in assenza di una superstrada diritta.
Arrivare a destinazione è un po’ un viaggio a ritroso nel tempo: i clacson di Lecce si allontanano e si perdono nei suoni delle campane delle chiese di passaggio; i paesini si fanno più fitti, i nomi si inseguono e diventano più curiosi e taluni in rima: Depressa, Montesano, Miggiano, Alessano, Patù…
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3 febbraio 2010 di Francesco Danieli
Biagio nacque in Turchia, da nobile famiglia, verso la metà del sec. IV. Fu introdotto ed educato alla fede mentre, soprattutto in Oriente, imperversavano a più riprese le persecuzioni contro i cristiani. Particolarmente versato alla medicina, nella maturità fu creato vescovo di Sebaste (Megalopolis), fiorente cittadina dell’Armenia Minor.

San Biagio. Immaginetta devozionale
Intanto la persecuzione di Licinio, augusto d’Oriente, si fece man mano più cruenta, violando la tolleranza sancita a Milano nel 313 dal cognato Costantino. Anzi, tale atteggiamento repressivo verso i cristiani era proprio espressione della rivalità tra i due congiunti.
Il vescovo Biagio, recluso volontariamente in una caverna, continuò a svolgere in segreto il suo ministero. Scoperto da alcuni cacciatori, il santo fu arrestato. Lungo la strada del ritorno l’anziano presule incontrò una madre disperata, col proprio bambino in fin di vita per una lisca di pesce andatagli di traverso. Continua a leggere
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Usignolo di fiume
Protagonisti di racconti ancestrali sulla creazione del mondo, animali sacri da venerare come simboli della divinità o messaggeri essi stessi del divino (nell’antichità gli aruspici traevano dal loro volo preziosi indizi per interpretare la volontà degli dei) da sempre gli uccelli sono stati per l’uomo una fonte inesauribile d’ispirazione per la creazione di miti, leggende e favole. Basterebbe sfogliare un bestiario medievale, con le sue splendide raffigurazioni, per entrare in mondo fantastico, animato da animali mitici dai nomi improbabili, e percorrere così un viaggio meraviglioso sorretti solo (per l’appunto) dalle ali del sogno e della fantasia. Continua a leggere
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1 febbraio 2010 di Redazione
di Rocco Boccadamo

Le melagrane di Rosalba (incisione di Pasquale Urso)
Nel 1950, in un
paesino di duemila abitanti incastonato nel Sud Salento, fu costruita e inaugurata una sala cinematografica. A quell’epoca, non esisteva ancora la televisione e, quindi, la possibilità di assistere alla proiezione di film sul grande schermo bianco costituiva per la popolazione un fatto nuovo e di sicura presa, sicché, in particolare nel pomeriggio e alla sera della domenica, il locale dell’ Excelsior risultava sempre gremito, grazie anche all’afflusso di spettatori provenienti, a piedi o in sella alla bicicletta, dai centri limitrofi.
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