Cultura salentina, Recensioni

“Il colibrì” di Sandro Veronesi

di Elena Tamborrino

“È vero, non sono felice, ma la colpa non è di nessuno, la colpa è tutta dentro di me. No, ho sbagliato, non dovevo scrivere colpa, forse devo dire la ‘cosa’, non la colpa.
Ci sono nata con questa cosa, me la porto dentro da trentatré anni e non dipende da nessuno, dipende solo da me, come il senso di colpa, non dipende da nessuno, è solo che uno non nasce stronzo e quindi ce l’ha.”
Questo è solo uno dei frammenti che mi ha colpito in modo speciale dell’ultimo romanzo di Sandro Veronesi, “Il colibrì”, già candidato al prossimo premio Strega. Uno di quei frammenti -qui è Luisa, la donna amata dal protagonista fin da quando erano ragazzi, che scrive- in cui fatalmente si finisce con il riconoscersi in qualche modo.
Leggere su supporto digitale ha i suoi indubbi vantaggi in termini di spazio risparmiato sugli scaffali delle librerie, ma questo è un romanzo che invece avrò in cartaceo, perché l’ebook non mi basta. È uno di quei libri che hai bisogno di sfogliare andando avanti e indietro, alla ricerca delle parti sottolineate, il che si può anche fare nel formato digitale ma non è proprio la stessa cosa, non è come mettere un dito tra le pagine per tenere il segno mentre cerchi anche altro da confrontare. Non è un discorso “cartaceo vs digitale”, doveva essere solo una considerazione a margine, non vorrei che si trovasse al centro di questo post. Era solo per sottolineare che questa è una storia su cui si ha bisogno di tornare con calma, cercando tra le righe e le pagine tutte quelle sensazioni di somiglianza e di partecipazione e di vicinanza che si avvertono nei confronti del protagonista, Marco Carrera, mano a mano che si entra nella sua storia.
E questa storia ha una cifra che la marchia fin da subito, o quasi, ed è la cifra del dolore, la parola chiave che percorre l’esistenza di quest’uomo che sulla carta potrebbe essere bella, per non dire quasi perfetta, ma che invece dovrà attraversare passaggi faticosi. Marco affronterà dei cambiamenti, dovuti al passare del tempo, al diverso assetto dei suoi sentimenti -e soprattutto dei sentimenti che gli altri nutrono per lui-, a traumi inevitabili nonostante i suoi tentativi, che però appunto restano tentativi. A fronte di questi cambiamenti lui resterà fermo, lascerà che siano gli altri a decidere per lui e accetterà che le cose accadano cercando di fare la sua parte senza dare fastidio, senza troppo intralciare, mostrando anzi disponibilità verso Luisa, il suo amore di sempre che rappresenta la rinuncia per eccellenza, verso suo fratello, verso una moglie “sbagliata” e verso Adele, una figlia impegnativa che lo assorbe completamente e che gli darà una ragione per continuare a vivere, nonostante tutto e tutti.
La forma è varia, lettere, frammenti, racconti, email: tutto contribuisce a raccontare la storia di quest’uomo e delle persone che gli ruotano intorno nell’arco di una vita. Alla fine della lettura sono rimasta spiazzata e profondamente commossa.
Mi mancava Veronesi, come mi mancava un personaggio da affiancare agli altri suoi indimenticabili, primo tra tutti quel Pietro Paladini di “Caos calmo”: non so perché ad un certo punto avevo smesso di leggere i suoi romanzi, tanto da aver comprato “Terre rare” per lasciarlo a impolverarsi (ma a questo punto lo leggerò presto). Deve essere stato dopo “Baci scagliati altrove” o forse con “Gli sfiorati”, che non so come avevo scartato a prescindere. Fatto è che qualcosa nel mio percorso di lettrice affezionata a Veronesi deve essere successo, per cui ritrovarlo oggi è stato prezioso, specie perché so che se lo avessi lasciato ad aspettare, sarebbe finito a prendere polvere anche “Il colibrì”.
Voi non rischiate, leggetelo subito.

Sandro Veronesi, “Il colibrì”, La nave di Teseo € 20,00

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