Ambiente, Scrivere il Salento

Sopravvivere al turismo dilagante

Pasquale Urso: acquaforte
Pasquale Urso: acquaforte

Si dorme poco in queste accaldate notti a cavallo di Ferragosto. Almeno il pensiero del mare ci portasse un po’ di sacro refrigerio; ma nulla, su tutto la vana consapevolezza della difficile realtà. Siamo in piena estate e la nostra amata “Terra d’Otranto” è invasa da milioni di yankees giustamente attratti dai mari più belli del mondo e da un territorio pieno di magia.

E’ questo il Salento di oggi, un luogo votato al turismo balneare dove puoi immergerti anche in un mare e cultura, storia, arte, magia e divertimento.

Frattaglie di immagini di un corso di turismo all’università mi tornano in mente: le curve dei grafici che prima si impennano per poi stabilizzarsi significano che prima o poi il livello di sostenibilità di un territorio raggiunge il suo limite massimo e quando questo succede sono guai,  soprattutto per i residenti. Questo limite il Salento lo ha ormai raggiunto e questo è un fatto acclarato.

E’ presto perché i turisti se ne rendano conto, sono in vacanza loro, e tutto è bello, caldo e spensierato. Per noi residenti è diventato tutto più complicato; rispetto ai primi giorni di luglio cominciamo ad avvertire i primi disagi: si inizia a non trovare più parcheggio in spiaggia, complici i nostri amministratori sempre in atavico ritardo rispetto ai tempi e alle necessità, sempre disattenti dinnanzi alle storture e ai soprusi di un sistema fuori controllo; pare sia, infatti, semplice tracciare strisce blu ovunque e far pagare prezzi da capogiro per il solo parcheggio piuttosto che pianificarne di nuovi, magari comodi e a prezzi accessibili a tutti.

Per non parlare delle spiagge a uso pubblico sempre più risicate rispetto a quelle affidate in concessione ai lidi privati. Pazienza ci siamo detti, faremo finta di essere in vacanza, almeno staremo comodi se qualcuno avrà pensato in nostra vece a piantarci l’ombrellone e riservarci due lettini. Non avevamo previsto che il costo di questo servizio sarebbe andato totalmente fuori controllo, incrementatosi ben oltre il 20% in più ogni anno. E che dire delle concessioni dei terreni adiacenti, furbescamente sfruttati a mo’ di ridicolo, inadeguato, parcheggio.
Quest’anno poi abbiamo un’altra novità, strani cartelli fioriscono ai margini di molti lidi privati: “E’ assolutamente vietato introdurre cibi, bevande e borse frigo all’interno del lido“. Vietato da chi? Ai sensi di quale normativa? Secondo questi signori una famiglia media dovrebbe spendere presso di loro da 50 a 100 euro al giorno oppure decidere di soffrire la fame e la sete fino al ritorno a casa. Mi sovviene qualche dubbio sulla liceità di questo abuso, ma tant’è, ad oggi nessuna autorità ha ritenuto opportuno intervenire a frenare questa bizzarria, se non la libera coscienza di molti frequentatori che, fregandosene altamente dell’odioso avvertimento, pasteggiano i loro panini con quella noncuranza che rasenta la sfida. A chi dovremo dire grazie se non ai nostri mediocri, quanto avveduti, controllori degli interessi propri e di quelli delle proprie clientele, che sempre più connotano le fila di molte istituzioni?

Accade così che aguzzi l’ingegno e, complice la notte disagiata, approfitti dell’ora propizia e ti lasci guidare verso il mare alle prime luci dell’alba. Sono le 7:30, l’aria è tiepida, profuma dei pini che di tanto in tanto costeggiano la strada; il cruise control mantiene la velocità sui 60 km l’ora, quella giusta per approcciarsi nella maniera più opportuna a questa giornata. Il finestrino abbassato e le note dei Coors, One night, completano l’atmosfera di magia mattutina.

Eccolo il mare: piatto, caldo e accogliente. Mancano pochi minuti alle otto e pochi personaggi a quest’ora frequentano la spiaggia, perlopiù pescatori di canna, qualche sub, barche in lontananza, comunque nessuno nel giro di cinquanta, fors’anche cento metri: un paradiso. Un signore sulla sessantina raccoglie rifiuti in pantaloncini, non può essere uno spazzino, sarà sicuramente uno dei pochi folli volontari, strani personaggi, surrogati alla cosa pubblica che pur frequentano le nostre lande. Due ragazzi fanno il bagno a poca distanza e tutto d’intorno l’aria trasuda un’atmosfera di serenità e magica armonia.

Faccio il bagno, il mare m’invita, mi sento un po’ Montalbano, anche lui nuota il mattino presto in quello specchio di mare sempre insolitamente solitario. Poi il caffè, dal mio thermos, ancora bollente e un sublime pasticciotto, così recupero subito i quattro grammi persi nella nuotata. Guardo incantato il paesaggio in lontananza pensando ai miei acquerelli e alle mie foto; che invenzione questi binocoli, ti permettono di guardare degli splendidi velieri lontanissimi e hanno il pregio di farti sentire tanto esploratore.

Ancora il tempo per una passeggiata nell’acqua, il sole si alza lento e comincia a emanare piano il suo vitale calore; mi tornano in mente immagini di arcani praticanti di yoga intenti nell’antica posizione del Saluto al sole; capisci così di aver trovato la soluzione, la goccia salutare per un antiturismo militante da inoculare con meticolosa attenzione a pochi adepti, amanti della natura e rispettosi della propria terra. Un nuovo modo per vivere la bellezza del nostro splendido mare senza imbattersi in branchi di turisti agostani che sempre più ci impediranno di accedere alle nostre spiagge in questo periodo dell’anno.

Stanco del bagno, ma felice e rinfrancato mi asciugo soffermandomi incantato ancora su queste magiche visioni salentine. Sono quasi le nove, è ora di andare prima di imbatterci nella carica dei bagnanti che tra qualche minuto si scateneranno, occupando ogni centimetro di spiaggia libera, qualcuno già arriva. Metto in moto, la radio suona Dust in the wind dei Kansas, le note giuste per accompagnare il vento che entra dal finestrino, la giusta atmosfera per questa strana vacanza d’agosto in terra salentina. Si torna a casa.

5 pensieri su “Sopravvivere al turismo dilagante”

    1. In effetti non abbiamo raggiunto i “livelli” della Liguria, e su questo siamo d’accordo. Ma la Liguria non rappresenta l’obiettivo da raggiungere, la vera rappresentazione di una pianificazione turistica avveduta, tutt’altro; al pari di altre regioni del nord, come l’Emilia Romagna per fare un esempio, la Liguria ha percorso una strada che francamente non ci interessa, almeno come cittadini; le coste Liguri sono quasi completamente cementificate e molti residenti sono costretti a fare la spesa a chilometri da casa per colpa del caro vita stimolato dalla sempre alta presenza di turisti. Far evolvere l’economia turistica di un territorio significa farla crescere in maniera armonica con gli elementi che sono già presenti e non a discapito di essi; gli effetti deleteri di una crescita disorganizzata sono ben noti agli esperti ed è quando si è ancora in grado di intervenire che se ne deve parlare, non a babbo morto.

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  1. Non è da sottovalutare il discorso inquinamento.
    Siamo ormail al colmo e non è stato piacevole vedere quest’ estate un sacco di rifiuti ai margini delle strade e delle campagne. La pulizia è una delle cose che ci ha contraddistinto negli anni…vogliamo rovinare o farci rovinare il paradiso che abbiamo?

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