Saggio, Storia, Tradizioni

La Madonna della Coltura a Parabita

di Paolo Vincenti

Basilica della Madonna della Coltura

Come ogni anno, Parabita ha tributato grandi onori alla sua protettrice, la Madonna della Coltura, nei tre giorni di festa che si svolgono a fine maggio, in onore “ta Madonna noscia”. Tutto parte da quell’agricoltore della leggenda che, arando un campo in località Paradiso, rinvenne il famoso monolito.

Da allora, Parabita lega il suo nome alla Madonna della Coltura, amatissima patrona del paese. In un’epoca imprecisata, sulla quale gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi, un agricoltore, arando il suo terreno che si trovava nella contrada “Le pane della Corte”, nel sito detto Cutura, trovò  un monolito su cui era dipinta a fresco l’immagine della Vergine ed anche i buoi si inginocchiarono. Il contadino si recò subito in paese per dare la notizia e l’immagine venne portata nella chiesa madre. La mattina dopo, però, con grande meraviglia generale, l’immagine venne ritrovata nel luogo in cui la aveva rinvenuta il contadino, segno che la Madonna aveva scelto per sé quel posto e in quel posto si decise di costruire una piccola cappella in ricordo dell’avvenimento miracoloso. Così, una cappella in suo onore fu eretta fuori le mura, in modo che la Madonna guardasse, proteggendoli, i campi, che erano per i parabitani l’unica fonte di sostentamento, in una economia esclusivamente agricola quale era quella dei secoli scorsi.  La Vergine venne chiamata Madonna della Coltura, sia perché il luogo del ritrovamento era così chiamato, sia perché la Vergine era ritenuta protettrice dei campi e degli agricoltori. In verità, sull’origine del nome sono state avanzate diverse ipotesi dagli studiosi, ma sarebbe troppo lungo e complicato avventurarsi in una, sia pure riassuntiva, esposizione delle ricerche etimologiche, linguistiche e storiche legate al termine “Coltura”; peraltro, il campo delle ricerche è ancora aperto. Quando il contadino della leggenda diede la notizia del ritrovamento, tutti i concittadini si precipitarono sul posto per ammirare la sacra immagine. A ricordo di quell’avvenimento, oggi si corre il palio, che per i parabitani è la gara del Kilometro. Questa corsa, che si svolge la domenica mattina, secondo alcuni ricorda la corsa fatta dal contadino che da Contrada Pane correva in paese per annunciare a tutti il ritrovamento; secondo altri, invece, essa ricorda la corsa che gli abitanti del paese fecero da Parabita verso la campagna per ammirare il monolito trovato. Ad ogni modo, i “curraturi”, in un numero imprecisato, corrono per meritare il premio che viene messo in palio e la gara è detta “del kilometro” perché più o meno questa è la distanza che intercorre tra la Casina Paradiso, sulla strada per Gallipoli, e l’ingresso del paese, “ a ssutta a porta” cioè la porta che delimitava le mura dell’antica città: qui, si trovano le statue dei tre protettori del paese, la Madonna della Coltura, San Sebastiano e San Rocco, che attendono il vincitore, all’incrocio fra Via Coltura con Via Vittorio Emanuele II e Vittorio Emanuele III. In passato, i curraturi erano anche vestiti in costume, cioè da contadini, con gli attrezzi del mestiere in mano, mentre oggi si è persa questa tradizione ed i partecipanti indossano abiti civili.

Di fronte alla cappella barocca, era stata eretta una colonna devozionale dedicata a Santa Caterina da Siena o D’Alessandria, che venne poi abbattuta al momento della costruzione del nuovo Santuario, per lasciare il posto ad una nuova colonna che si trova al centro del Largo Coltura. (Aldo de Bernart:  “Nel 90° di fondazione del Santuario della Madonna della Coltura di Parabita” , in La Madonna della Coltura. Fede Storia tradizione. Comitato Festa Patronale 2003). Nel 1913, poi, durante l’abbattimento della vecchia cappella, al momento di demolire l’altare centrale su cui si trovava l’immagine della Madonna, si scoprì, con grande sorpresa generale, che quella che i Parabitani avevano venerato per secoli non era l’immagine fedele della Madonna, ma solo una parte di essa. Infatti, dietro l’ogiva barocca che incorniciava la sacra effige si scoprì che il corpo della Madonna era intero.

Madonna della Coltura, Parabita

La vecchia cappella era stata costruita su un terreno alluvionale, per cui si rese necessario ricostruirla perché molte crepe si erano aperte nelle mura. All’inizio del Novecento, si costituì un Comitato, presieduto da Carlo Ferrari, che si adoperò per fare abbattere la vecchia cappella e costruirne una nuova, sempre sotto la protezione della Vergine della Coltura. Dopo molti sforzi ed un lunga trafila burocratica, il Comitato riuscì a far cominciare i lavori di abbattimento e costruzione della nuova chiesa, nel 1912. Nel 1913, il 4 maggio, Mons.Nicola Giannattasio pose la prima pietra del Santuario, che venne terminato nel 1920 ed inaugurato con una cerimonia solenne dal Vescovo. Il monolito della Vergine della Coltura, che era stato trasportato nella Chiesa Madre per tutto il tempo dei lavori, fu riportato nel Santuario. Il progetto della nuova Chiesa fu opera di quel geniale architetto parabitano che era Napoleone Pagliarulo, il quale seguì amorevolmente anche i lavori e disegnò inoltre gli altari, i capitelli, il portale, il pulpito, le acquasantiere e il baldacchino e che avrebbe continuato la propia opera, se non fosse stato colpito da morte prematura nel 1926, a soli 45 anni. I lavori vennero continuati dal geom. Salvatore Vinci fino al 1936 . Nel 1921, vi fu la risistemazione del Largo Coltura, su progetto dell’ing. Francesco Barba. Nel 1928, giunsero a Parabita i Padri Missionari della Consolata, che presero in consegna il Convento che era stato costruito accanto al Santuario. Essi ressero il Santuario fino al 1954 e, dopo una breve parentesi dei Missionari del Sacro Cuore, nel 1955, arrivarono i Frati Domenicani. In realtà, non si trattava di un arrivo, ma di un ritorno, a Parabita, un graditissimo ritorno, poiché i frati erano già stati, a partire dal Quattrocento, i custodi del Convento Domenicano che si trovava in Via De Jatta ( penultima sede del Municipio di Parabita), annesso a quel tempio, già definito “sacrario di antiche memorie” (da Aldo De Bernart: “Parabita”, in  Paesi e figure del vecchio Salento Congedo 1980) che era la Chiesa dell’Umiltà, oggi sconsacrata e semidistrutta. Nel 2005, i frati domenicani hanno festeggiato il VI Centenario dell’arrivo dei Domenicani a Parabita, con la fondazione nel 1405 del Convento di Santa Maria dell’Umiltà, soppresso nel 1809; una singolare coincidenza ha voluto che festeggiassero anche il 50° anniversario del ritorno dei Domenicani a Parabita, con l’affidamento all’Ordine, l’8 maggio 1955, della Basilica di Santa Maria della Coltura.

Nel 1936, venne completato l’abside. Nel 1949, anno mariano, si tenne a Parabita il Primo Congresso Mariano della Diocesi di Nardò; tutti i sedici comuni di questa Diocesi convennero a Parabita e, a conclusione dei solenni festeggiamenti, vi fu l’incoronazione della Madonna della Coltura e la piazza antistante il Santuario prese il nome di “Piazza Regina del Cielo” (Ortensio Seclì: “Maria Regina del Cielo”, in Maria Ss. Della Coltura, Comitato Festa Patronale 2001).

Il terreno su cui poggiava il Santuario, però, continuava a cedere e questo si ritenne fosse dovuto al peso del Campanile che era addossato alla chiesa. Nel 1967, si pensò di ricostruire il Campanile e, nel 1971, iniziarono i lavori, su progetto dell’arch. Giuseppe Coppola, eseguiti dalla ditta Leopizzi. In realtà, l’arch. Leopizzi dovette rinunciare per motivi di salute e l’incarico passò all’ing. Beniamino Torsello, che portò delle varianti al progetto iniziale, isolando completamente il campanile e facendogli acquistare slancio e collegando il Convento con il Santuario per mezzo di un elegante arco e i lavori, dopo l’approvazione da parte del Comune, iniziarono sotto la guida del Torsello, coadiuvato dal geom. Aldo Provenzano. Fu proprio in occasione dell’inaugurazione del Campanile, che Padre Carlo Viviani, o.p., volle fare una manifestazione che potesse essere ricordata ed allora pensò di simulare l’incendio del Campanile, idea che Padre Carlo aveva mutuato dalla Chiesa di Madonna dell’Arco a Napoli e da allora questa è diventata una spettacolare e molto attesa tradizione (Ortensio Seclì: “Un campanile un incendio”, in La Madonna della Coltura, 2002.). Vennero anche costruite le due cappelle laterali alla chiesa che davano all’intero complesso la forma a croce latina (Ortensio Seclì:  “Il Santuario e il suo ampliamento”, in  Maria Ss.della Coltura 2002).

Nel 1980, il Vescovo Antonio Rosario Menonna proclamò la Vergine della Coltura “patrona dei coltivatori diretti” della Diocesi di Nardò. Nel 1981, Mons. Minguzzi, Arcivescovo Metropolita di Lecce, proclamò la Vergine “Patrona degli Agricoltori della Provincia Ecclesiatica Salentina”, patronato confermato dal Papa Giovanni Paolo II nel 1982.  Nel 1990, è stato costruito, sulla via per Alezio, un monumento dedicato alla Vergine ma è il 2000 che segna una tappa fondamentale nella nostra storia, con l’elezione del Santuario a Basilica. A conclusione dei festeggiamenti per l’erezione a Basilica del Santuario, il 15 agosto 2000, festa dell’Assunzione in cielo di Maria Vergine, è stata posta, sul capo della Madonna e del Bambino, una nuova corona, poiché quella del 1949 era stata trafugata: questa corona, in filigrana d’oro, dovuta alla grande generosità delle offerte dei devoti, viene custodita in chiesa mentre sul capo della Vergine vi è un’altra corona, d’argento laminata d’oro, donata da una devota (Ortensio Seclì: “Maria Regina del Cielo”, in Maria Ss. Della Coltura, 2001).

Bellissima è, all’interno del Santuario, la monumentale opera decorativa realizzata, negli anni 1942-43, dai fratelli Guido e Mario Prayer.

Già pubblicato su Info-Salento.it, maggio 2006  e poi in “Di Parabita e di Parabitani” di Paolo Vincenti, Il Laboratorio Editore, 2008.

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